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Come si diventa nomade digitale: intervista a Nina Virtuoso

Curiosa di professione, capace di dipingere un paesaggio con le parole, dal carattere tenace e volitivo: oggi parliamo di Nina Virtuoso, uno dei copywriter più famosi in Italia. Questa donna forte, capace di seguire il flusso della vita e coglierne il meglio, ci racconta come è iniziata la sua avventura da nomade digitale.

Cambiare vita, lavoro, allontanarsi dalla propria città e seguire un percorso alternativo sono idee che balenano nella testa di ognuna di noi.

Ma saremmo capaci di farlo veramente?

Se il tuo desiderio è quello di scoprire te stessa e abbandonare la tua zona di comfort, non puoi perderti il suo racconto.

Ti assicuro che sentirai le parole di Nina scorrerti nelle vene.

 

Al momento dell’intervista Nina era ad Atene, a scoprire le bellezze dell’Acropoli, in attesa di ripartire per Creta.

 

Nina, ti definisci nomade digitale?

Per chi mi vede da fuori lo sono. Nomade digitale è la definizione più comprensibile all’esterno.

Sono un sacco di cose, però, se devo devo raccontarmi parto da quello, nel senso che sono una persona che si sposta.

Non ho una sede fissa per adesso e comunque non l’ho avuta negli ultimi cinque anni.

Faccio un lavoro che può essere svolto da qualsiasi parte. Per me è questo il concetto dei Nomadi digitali.

Alcune persone pensano che per essere un vero nomade digitale, tu debba stare in un posto per brevi periodi.

Io ho vissuto due anni e mezzo a Bali, ma ho avuto anche periodi in cui ogni tre mesi cambiavo nazione.

Per me il concetto del nomadismo è proprio quello di non mettere una data di scadenza.

Non è rilevante quanto rimani in un posto, ma quanto senti di voler restare. Può essere anche una vita intera.

Non è una cosa che decidi all’inizio.

Puoi essere una persona che ama fermarsi nello stesso luogo per appena un mese, perché ama viaggiare tantissimo. E poi ci sono viaggiatori come me, un po’ più lenti.

 

Come hai iniziato la tua avventura da nomade digitale?

Ci tengo a dire che non fuggivo da situazioni problematiche o difficili. Lavoravo in una buona azienda ed ero la più giovane. Quindi avevo belle prospettive, nulla di cui potessi lamentarmi.

Il problema è che, dopo circa 6 anni, iniziavo a sentire che questo lavoro non mi dava più stimoli. Avevo imparato più o meno tutto e non arrivavano cose nuove. Ogni volta che proponevo qualcosa era sempre un no.

Considera che quando è arrivato Facebook e io ho proposto di utilizzarlo per lavoro, mi hanno quasi linciata.

A giugno 2014 mi sono resa conto che, dopo un anno in cui continuavo a non sentirmi al mio posto, era arrivato il momento di cambiare le cose.

Dopo qualche giorno sono tornata a casa da quello che era il mio compagno di allora e gli ho detto “Senti ma perché non chiudiamo tutto e partiamo?”.

Avevo la sensazione di voler capire se fossi in grado di fare altro e se ci fosse qualche cos’altro io potessi fare. 

mappa per viaggiare da nomade digitale

Non avevi timore di lasciare tutto ciò che avevi costruito?

Ogni volta che mi è arrivata una proposta di cambiamento, di mansione o di città, ho sempre detto sì. Io di carattere sono curiosa e ho bisogno di questa pentola che bolle sotto le chiappe. Ho bisogno di sentirmi sempre un po’ stimolata nel quotidiano e l’unico modo era provare.

Così ho dato il preavviso e ho dovuto aspettare 6 mesi prima di andarmene.

A dicembre del 2014 è stato il mio ultimo giorno di lavoro in azienda.

Dopo due mesi, siamo partiti per il Sudamerica con l’obiettivo di andare a trovare i luoghi in cui ci fossero delle esperienze per noi rilevanti.

Se tu guardi la mappa dei viaggi che abbiamo fatto, sembra un pallina isterica.

Tutti fanno il giro del mondo in modo lineare. Noi no.

Siamo andati assolutamente a caso, in base a ciò che sentivamo.

Come riuscivate a mantenervi?

Eravamo partiti calcolando di poter avere un’autonomia economica di 9 mesi. Il nostro unico parametro di viaggio infatti erano le vacanze e ci eravamo basati su quello.

In realtà quel tipo di preventivo non era attendibile.

Facendo volontariato e barattando il nostro lavoro in cambio di ospitalità, dopo 9 mesi avevamo speso praticamente niente.

Trovavamo lavoro e ospitalità su piattaforme come Workaway e Couchsurfing, in cui si fa volontariato in cambio di vitto e alloggio.

Durante questi spostamenti ho imparato un sacco di cose e abbiamo conosciuto altre persone che viaggiavano come noi.

Da lì è venuta fuori l’esistenza di questi lavori che ti “puoi portare nello zaino”. Era la prima volta ne sentivo parlare.

Quindi hai iniziato da poco a lavorare come professionista nel mondo digitale?

Era il 2015. Ma ho iniziato abbastanza in fretta perché avevo una base precedente nel marketing e nella comunicazione. Ma era una formazione vecchia.

Nel frattempo si stavano delineando nuove professioni, come la SEO, erano arrivati i social, le pagine.

Insomma, era successo ben altro e io avevo bisogno di aggiornarmi.

Quindi, tra altri Nomadi digitali conosciuti di persona e tramite i gruppi Facebook, ho iniziato a formarmi.

Ho letto un sacco di libri da Kindle e ho fatto parecchi lavori gratuiti per fare pratica.

In questa maniera, nel giro di pochissimo tempo, ho iniziato ad avere i miei primi clienti.

Poi, una volta trovato il primo che mi pagava in maniera dignitosa, a pioggia sono arrivati tutti gli altri. E, nel giro di 2-3 mesi, avevo il mio pacchetto di clienti.

nomade digitale ragazza con zaino

Qui lavoravi come copywriter?

Il termine giusto era web writer.

Mi occupavo di contenuti per blog e siti aziendali, schede e-commerce, prevalentemente per la SEO e per il posizionamento.

Poi ho iniziato a ricevere delle richieste più legate proprio alla parte un po’ più creativa, quindi la scrittura di testi più pubblicitari.

Venivo contattata se c’era da fare un volantino o trovare il nome per un prodotto, inventarsi uno slogan pubblicitario, ideare testi per video.

Lì ho ritirato fuori di più quella che era la mia vecchia professione e l’ho rimessa in campo. Da quel momento ho iniziato a definirmi non più soltanto web writer, ma copywriter, con un focus prevalente sul settore del digitale.

Dall’America vi siete poi spostati in Asia

Dopo gli spostamenti in America, siamo tornati in Italia per fare dei visti e a settembre del 2015 ci siamo spostati in Asia.

Siamo stati prima in Cina, poi in Nepal e in India.

Per una serie di eventi ci siamo trasferiti a Bali, dove è nata l’idea di fermarsi.

C’era un bel via vai di nomadi digitali e, dopo 5 mesi, avevamo iniziato comunque ad avere degli amici e a costruirci una nostra routine.

Non era la realtà che stavamo cercando, ma aveva un suo perché. Così abbiamo preso una casa in affitto in cui, da contratto potevamo subaffittare le stanze.

Così è nata Villa Nina, in cui abbiamo ospitato quasi 90 persone in 2 anni, tra amici e conoscenti che passavano di là.

Questa è stata una grande famiglia, nata non per uno scopo di business ma con la quale abbiamo coperto le spese.

Questa casa per me è stata un’occasione per conoscere professionisti, per lavorare insieme a tanti clienti e collaboratori ed è stato meraviglioso.

In questi giorni ti sei rimessa in gioco. Stai cominciando un nuovo percorso, da sola, in Grecia, senza punti di riferimento o persone che conosci. Hai paura?

Ho paura da morire! Ieri sono arrivata in aeroporto e ho avuto un momento di panico.

Per quasi 45 minuti sono rimasta ferma davanti al nastro dei bagagli da sola.

Non volevo uscire, non sapevo cosa fare, non mi funzionava il telefono e non avevo l’indirizzo del posto in cui dovevo andare.

Allora mi sono seduta con calma, ho bevuto e ho chiamato l’assistenza per il telefono.

Ho sistemato il telefono e ho preso una mappa di Atene.

Piano piano ho ritrovato il mio equilibrio.

Come vivi la distanza dalla tua famiglia?

Io sono andata via di casa a 18 anni e ho sempre vissuto in un’altra città. Questo mi ha aiutato tanto perché non ci si vedeva frequentemente.

Andavo a trovare i miei ogni 2-3 mesi e già sperimentavamo la distanza.

È ovvio che è complicato. Non è facile soprattutto quando poi avanza l’età per loro.

Mio papà però mi ha sempre detto i figli non appartengono. Per cui sa che lo sto facendo per vivere al meglio questo dono di vita che mi hanno dato e non sprecarla in cose che non mi farebbero star bene.

So che soffrono e anche per me è faticoso. Però sanno che non è un capriccio, ma la mia è una vera e propria ricerca.

Se qualcuno ti chiedesse come cominciare a vivere da nomade digitale, cosa gli consiglieresti? 

La prima cosa che voglio sottolineare è che, intanto, non è necessario andare fino a Bali.

La mia storia fa sempre molto effetto, perché sa di esotico ma, in realtà, non è stata lì la chiave del mio percorso.

Io suggerisco di andare a cercare quello che ci mette un po’ in crisi e andarlo a scardinare.

Penso che quella famosa zona di comfort di cui parlano tutti sia molto più piccola di quello che si pensa.

Basta fare un cammino, mettersi in gioco e imparare a fare quello che non sappiamo fare. Scoprire se non lo sappiamo fare davvero o se semplicemente dobbiamo imparare.

Il mio consiglio è di buttarsi un po’ e accettare il fatto che i primi passi potrebbero essere imperfetti.

Bisogna imparare a costruire il proprio materasso emotivo, per saper gestire i fallimenti, per saper gestire la solitudine, le paure e anche le forti emozioni positive che non siamo abituati a vivere.

A livello pratico, per iniziare a vivere da nomade digitale si può iniziare a lavorare per qualcuno anche gratuitamente, piuttosto che aspettare di trovare subito il cliente perfetto.

Ma bisogna prenderlo come un passaggio e non rimanere in quella condizione. Se si rimane ancorati a questa condizione, bisogna provare altro.

Io prima di lanciarmi come copy ho provato la fotografia, il video editing e ho provato a studiare il graphic design. Ma ero una schiappa.

Però non mi sono fermata lì.

Bisogna sperimentare, allenare il cuore e il corpo e trovare la propria porta per uscire dalla zona di comfort, qualunque essa sia.

 

Spero che l’intervista a Nina Virtuoso possa aiutarti a vedere quante possibilità ci siano per chi vuole costruirsi un futuro diverso.

Se vuoi continuare a seguire Nina sui social ecco il link alla sua pagina Facebook.

Anche tu come Nina, puoi costruirti una carriera sul web.

Clicca sul pulsante qui sotto e scopri come diventare una ragazza digitale.

A presto,

Jessica

 

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Chi sono

Ciao, mi chiamo Jessica e sono una Ragazza Digitale dal 2016.

Ho iniziato come tutte, con un lavoro ordinario (ben 11 anni in un corriere espresso!), per poi passare gradualmente al lavoro online.

Quando ho iniziato a dedicarmi esclusivamente all’online la mia crescita è stata continua e ora mi dedico ad aiutare altre ragazze a fare questo passo.

Attualmente gestisco più di 500 Ragazze Digitali in tutta Italia.

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